dentro l'immobile occhio del bue.
Non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie: soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate, i radi alberi
che s'incidono come filigrane.
Un miope specchio di pena, un greve destino
di piogge: tanto lontana è l'estate
che qui distese la sua calda nuditÃ
squamosa di luce - e tanto diverso
l'annuncio dell'autunno,
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S'incrina, se il flauto di canna
tenta vena di suono: e una fonda paura dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole, che geme
sui prati stenti, sui greti aspri,
nell'occhio melmoso delle fonti;
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dèi; gli alberi
non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita.
Leonardo Sciascia
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| Renato Guttuso - Il comizio - 1975 |
Parla er cammeriere:
Quanno fa li discorsi, ciacconsento,
è rivoluzzionario e te l'ammetto:
ma quanno che nun parla cambia aspetto,
diventa de tutt'antro sentimento.
E' a casa che succede er cambiamento:
povero me, se manco de rispetto!
O se ner daje un fojo nu' lo metto,
come vo' lui, ner gabbarè d'argento!
T'abbasti questo: quanno va in campagna
a fa' le conferenze ner comizzio
la moje sua la chiama: la compagna.
La compagna? Benissimo: ma allora
perchè co' le persone de servizzio
la seguita a chiamà : la mia signora?
Trilussa





